Vino, dieci assaggi memorabili dalla  Val d’Aosta alle Eolie

Vino, dieci assaggi memorabili dalla  Val d’Aosta alle Eolie

CORRIERE DELLA SERA 12/10/18

di Luciano Ferraro

 

L’enoteca di Golosaria

«Le uniche cose importanti nella vita sono quelle che ricordiamo». Lo pensava il regista Jean Renoir, che si definiva «prima di tutto un narratore di storie». Vale anche per il vino: le uniche bottiglie importanti sono quelle che restano nella memoria, e che contengono una storia.

I dieci memorabili

 

Ci sono sorsi che evocano il momento preciso in cui si è conosciuto quel vino. Con anni di esperienza, girando per cantine e vigne, si può scrivere una sorta di breviario alcolico, che contenga un ricordo per ogni giorno dell’anno. È quello che hanno fatto Paolo Massobrio e Marco Gatti in Vino, assaggi memorabili (di quel giorno e di quell’ora), Cairo Editore. La coppia con il farfallino che da 25 anni si aggira tre le cose buone dell’Italia (dal Golosario alla guida Gatti Massobrio), scandisce pagina dopo pagina le vicende di 700 cantine e dei vini più significativi. Ogni giorno due racconti, uno per autore. «Perché — scrivono — il vino è vita e nulla come un bicchiere è in grado di narrarla con leggerezza e profondità». Gatti e Massobrio hanno percorso l’Italia vigna dopo vigna in questi anni. Tra i tanti assaggi, dieci sono risultati più memorabili di altri, alcuni per il coraggio di recuperare altri vitigni, altri per il luogo che richiede una viticoltura eroica, altri ancora per il personaggio che anima la cantina.

Gaetano Salvioni

Si parte dalla Val d’Aosta con Pianta Grossa, dal nome dell’ippocastano di 396 anni nel cortile della cascina: il numero è diventato anche l’etichetta del vino a base di Nebbiolo. Poi in Piemonte con il Baratuciat, da una vite recuperata dal farmacista-vignaiolo Enrico Druetto: «Sarà nel Monferrato un nuovo fenomeno come il Timorasso nel Tortonese». Dalla Valpolicella sale l’Hurlo di Garbole, «il vino più incredibile assaggiato». Tra i top 10 c’è Tenuta Stella, in Friuli venezia Giulia, «con l’ex enologo di Jermann che ha puntato sul biologico per far nascere anche un Ribolla brut pregevolissimo».

Il Brunello di Montalcino di Albatreti, prodotto in quantità limitata da Gaetano Salvioni, «è risultato il miglior assaggio di quest’anno, è in grado di rapirti con il suo calore e il suo equilibrio». Alle porte di Roma Massobrio ha incontrato i tre amici del Bellone, Massimo, Riccardo e Sergio dell’azienda Sanvitis che ha creato «un vino che esplode in bocca». Vengono affinati nella pietra i vini dell’abruzzese Chiusa Grande. Baccellieri, in Calabria, si distingue per il suo Sacra Vigna, in una parola «sontuoso». In Sardegna Massimo e Tessa Gelisio hanno vinto la scommessa del Carignano bio, mentre in Sicilia Daniela Virgona con il marito Calogero si dedica a una «memorabile» Malvasia delle Lipari. Tutti vini dei ricordi, quindi importanti. Come pensava Renoir.